I social media sono la finestra della nostra vita privata: siamo abituati a condividere qualunque cosa faccia parte di noi, sicuramente abbattendo barriere importanti, ma anche rendendo ciò che è personale completamente pubblico ed il nostro essere persona assume una nuova connotazione di apprezzamento attraverso i “Like” che diventano la formula con la quale percepiamo il nostro essere “visti” nel mondo virtuale. Ma se usiamo i media per creare rapporti di amicizia, quanto questi resisteranno alle tensioni? Quanto questi saranno veritieri e soprattutto, quanto questi renderanno la nostra vita migliore?

C’è da chiedersi anche quanto l’immagine che noi proiettiamo sui social rappresenti davvero noi stessi, oppure è solo una mera illusione di quello che vorremmo essere, cercando di raggiungere persone che non ci conoscono realmente e poter creare una nostra nuova maschera sociale, allontanandoci dalla cruda e dolorosa realtà verso un mondo in cui invece siamo protagonisti, dove ci conoscono tutti virtualmente, ma realmente forse nessuno.

Il contatto faccia a faccia perde posizione a favore di un contatto schermo a schermo: è sicuramente vero che, possiamo provare emozioni in questo tipo di scambio, ma è altresì vero che tali emozioni sono vincolate ad una posizione in cui siamo soli, non in relazione, decidiamo seduti comodamente in uno spazio che ci appartiene, interpretiamo lettere, ma non sentiamo e viviamo l’esperienza del vis-à-vis. Si innalza una roccaforte inespugnabile su di noi e ci concediamo solo nel momento in cui possiamo mostrare il nostro controllo e ridurre fortemente il rischio di subirlo.

L’autoconsapevolezza non può essere creata a tavolino e tanto meno di fronte uno schermo, ma attraverso il continuo incontro con gli altri e questo ci permette di determinarci come singole persone e come responsabilità. Dal confronto con le persone si trova il limite della propria libertà, si comprendono i sentimenti che scaturiscono ed impariamo a conoscerci crescendo assieme. L’uomo ha iniziato a isolarsi dal contesto in cui si trova: gli spazi pubblici hanno cessato di essere spazi condivisi e ognuno isolandosi perde di vista i suoi vicini1. Il rischio di tutto questo è che, se i social vengono usati in maniera inconsapevole, l’uomo diventi schiavo di un meccanismo in cui la relazione umana perde di significato, dove il proprio “Avatar” rappresenta il modello di vita e in cui gli uomini, invece di essere accomunati e discutere insieme, si ritrovano soli ad essere investiti dal progresso tecnologico che sceglierà per loro. L’uomo ha bisogno di confrontarsi con il mondo reale per comprendere quali sono i rischi e acquisire quella responsabilità sia nei confronti di noi stessi sia nei confronti degli altri che ci caratterizzano. I rischi celati dal virtuale o i rischi virtuali hanno una connotazione più psicologica che fisica e a volte si può rimanere incastrati in comportamenti pericolosi, a volte molto intimi, a volte sotto forma di bullismo sociale che porta conseguenze molto gravi.

Dott. Marco Grandinetti

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1 SCRUTON R., Hiding being the Screen, The New Atlantis, Summer 2010, Number 28, pag. 56

 

 

Dalla rivista INKALCE, TRIMESTRALE | ANNO 1 | GIUGNO 2018