Pensieri

Controllo di gestione nelle PMI: si comincia da una domanda, non dal software

14 Ottobre 2026

Marco Grandinetti con la frase: I numeri in azienda non mancano quasi mai. Il problema è che sono tre.

Le nove del mattino. Il titolare passa in produzione con il caffè in mano e fa una domanda da niente: “Quella commessa del cantiere in zona industriale, alla fine com’è andata?”

Doveva essere una risposta da trenta secondi. Sono passate due ore.

Il commerciale dice margine pieno, come da contratto. Il controllo di gestione dice margine atteso, ma il file è di una settimana prima. Il capofficina scrolla le spalle: “Lì ci abbiamo rimesso, quaranta ore più del previsto.”

Nessuno dei tre mente. Ognuno legge una fonte diversa.

Che cos’è, in pratica, il controllo di gestione

Sui libri lo trovi definito con budget, centri di costo e analisi degli scostamenti. Tutto vero. Ma in una piccola impresa si riduce a una cosa più semplice: rispondere con un numero solo a domande come “quanto ci abbiamo guadagnato su quel lavoro?”, in tempo per cambiare qualcosa.

Il problema, quasi sempre, non è che i numeri manchino. È che sono tre.

Tre stanze senza porte

Immagina l’azienda come una casa con tre stanze.

Nella prima c’è il gestionale. Guarda le fatture, i documenti di trasporto, l’IVA. È preciso, ma vede solo quello che è già diventato carta. Un lavoro finito a giugno e fatturato a settembre, a giugno per lui non esiste.

Nella seconda c’è l’Excel del controllo. Lo ha costruito una persona brava, a mano, con regole che stanno nella sua testa. Funziona finché lei lo aggiorna. Il venerdì, o quando torna dalle ferie.

Nella terza c’è la produzione. Sa quante ore sono andate davvero su quel cantiere, che il materiale è arrivato tardi, che il cliente ha cambiato idea tre volte. È la verità più fresca, e non è scritta da nessuna parte: sta in un quaderno, in una chat, nella memoria del capofficina.

Tre cose buone. Ma tra le stanze non c’è una porta.

Quanto costa

Costa litigi: in riunione ognuno difende il suo numero e alla fine non si decide niente.

Costa ore: ogni domanda importante fa partire una caccia al tesoro tra estrazioni, fogli e telefonate al magazzino.

E costa scelte sbagliate fatte con la faccia sicura. Se il gestionale dice che quel tipo di cantiere va bene, lo rifai. Lo rifai dieci volte, e dieci volte ci lasci le stesse quaranta ore, convinto di guadagnare.

La tentazione del quarto sistema

Quando un’azienda si accorge del problema, di solito cerca una piattaforma nuova che faccia tutto. È la mossa sbagliata. Un quarto numero in mezzo agli altri tre aggiunge solo una voce alla discussione.

Il lavoro vero è più umile. Aprire le porte tra le stanze: far arrivare le ore della produzione nella stessa fotografia dove ci sono il fatturato del gestionale e i margini del controllo, senza ricopiare niente a mano.

E prima ancora della tecnica, mettere d’accordo le persone su come si chiamano le cose. Il gestionale chiama quella commessa con un codice, l’Excel con il nome del cliente, la produzione “quella in zona industriale”. Per un computer sono tre cose diverse, finché qualcuno non gli insegna che sono la stessa.

Il passo che puoi fare questa settimana

Non partire dal software. Parti da una commessa chiusa da poco, una sola, di quelle dove hai un dubbio.

Fai la stessa domanda a tre persone: a chi l’ha venduta, a chi tiene i conti, a chi l’ha prodotta. Quanto ci abbiamo guadagnato? Diglielo prima: è una prova, non un processo a nessuno.

Scrivi le tre risposte una sotto l’altra. Se coincidono, sei fortunato. Se non coincidono, la distanza tra la prima e la terza ti dice quante porte chiuse hai in casa. Da lì si comincia, una commessa alla volta.

Quel titolare la prova la fece su un lavoro chiuso il mese prima. Tra una risposta e l’altra c’erano mille euro. Non se la prese con nessuno. Mise il foglio sul tavolo e disse: “Il problema non siete voi. È che nessuno guarda dove guardano gli altri.”


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Se nella tua azienda le risposte sono tre, parliamone in una call di 30 minuti.

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